#Immigrati, così Israele si sbarazza degli africani

Immigrazione
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Il premier israeliano Benjamin Netanyahu sta per fare quello che chiunque in Italia, ascoltando un politico o leggendo un quotidiano, riterrebbe assolutamente impossibile: imbarcare quarantamila africani entrati illegalmente nel suo Paese e rispedirli nel loro continente.

Ai profughi verrà data una sola scelta: accettare o finire in galera per un periodo non definito.
La decisione è maturata per una ragione precisa: la presenza dei migranti ha fatto impennare i tassi di criminalità. Così Tel Aviv ha avviato trattative con alcuni governi per trasferire gli uomini e i problemi. E Uganda e Ruanda hanno risposto sì. Il tutto in cambio di qualche migliaio di dollari a persona. Nota bene: i richiedenti asilo presenti in Israele non vengono affatto dalle due nazioni selezionate.

Semplicemente Netanyahu ha cercato qualcuno disposto ad accollarsi il carico. A caso, si potrebbe dire. Fregandosene delle polemiche che ne sono derivate. Resta da interrogarsi, a questo punto, sulle tante chiacchiere fatte dalle nostre parti sui trattati internazionali che ci impongono di garantire vitto e alloggio ai clandestini e di soccorrere qualsiasi barcone passi a qualche ora di navigazione dalle nostre coste. Dando un’ occhiata per il mondo ci si rende conto che questi sacri accordi praticamente non li rispetta nessuno.

Si può partire dal basso, ovvero dall’ Australia. I sudditi della regina residenti agli antipodi hanno trovato da tempo un modo curioso per risolvere la questione. Chi arriva viene accompagnato in battello su un’ isola, l’ atollo di Nauru.

Scappare da lì è impossibile: ci sono centinaia di chilometri di mare aperto e una quantità indefinita di squali tra i migranti e la terra più vicina. Qualcuno si chiederà: ma chi glielo fa fare all’ immigrato di scappare dal paradiso tropicale? E invece i profughi si lamentano eccome della loro prigionia dorata. È intervenuta la solita Onu, si è parlato di violazione dei diritti umani. I politici di Canberra hanno quindi avuto un’ altra idea: stringere un accordo con la Cambogia e spostare tutti lì.
La scelta degli australiani, tuttavia, si è rivelata poco felice. I cambogiani sono infatti poverissimi, ma sono ossessionati dall’ immigrazione: respingono i montanari che arrivano dal Vietnam e aprono il fuoco sui laotiani che si azzardano a passare il confine. Sono sospettosi perfino con gli europei, per quanto difficilmente un italiano potrebbe ridursi a cercar fortuna in un’ area del mondo dove la carta igienica è considerata un bene di lusso. Il risultato è che Phnom Penh, dopo aver firmato l’ intesa, ha deciso di accogliere pochi rifugiati: quattro in tutto. Tre iraniani ed un rohingya. E per gli asiatici era già troppo così. Dettaglio di non poco conto: l’ Australia aveva già pagato per i trasferimenti ben 40 milioni di dollari più altri 15 milioni e mezzo per spese varie. Non hanno più visto un centesimo. I profughi, invece, ora vivono in una villa.

Rimanendo in Asia, ormai è nota la storia del premio Nobel Aung San Suu Kyi, premier del Myanmar che spara sui migranti islamici definendoli terroristi. Un fatto che – tra i tanti – ha provocato anche l’ intervento del Papa, il quale tra pochi giorni si recherà sul posto. Difficile, però, che Bergoglio faccia cambiare idea a qualcuno.

La verità è che Francesco fa fatica a farsi ascoltare perfino nella sua Argentina, Paese che dalla primavera scorsa ha scelto di sancire l’ espulsione immediata per tutti gli stranieri che ricevono una condanna penale, anche per un banale furto. La Chiesa ovviamente ha protestato. Il presidente Macri, nonostante ciò, se ne è fregato. Nemo propheta in patria, vale pure per i Pontefici.

Il Papa penserà di noi che siamo dei razzisti, ma va detto che sicuramente non è il colore della pelle il problema. Basta leggere le parole di fuoco con le quali il re degli Zulu residenti ha recentemente chiesto la cacciata dei migranti che entrano in Sud Africa. Oppure si può vedere con quanto sospetto in Mozambico si guardava ai tanti portoghesi che fino a qualche tempo fa si trasferivano sotto l’ Equatore per cercare lavoro. Molti di questi finivano a dormire in strada per le vie di Maputo. Il risultato è che alla fine il governo ha bloccato tutto: via gli europei straccioni, visti bloccati. E i trattati? Stracciati. Quelli valgono solo per l’ Italia.

di Lorenzo Mottola

Fonte: Libero