#Elezioni: Italia domani al voto. In 46 milioni alle urne

ELEZIONI MARZO 2018
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Silenzio pre elettorale oggi in attesa dell’apertura dei seggi domani dalle 7 alle 23. Chiamati al voto oltre 46 milioni e mezzo di elettori per la Camera dei deputati, quasi 43 milioni per il Senato della Repubblica. Si eleggono 618 deputati e 309 senatori, 18 parlamentari estero.

Sarà un Election Day, in quanto si voterà anche per il rinnovo di Presidenza e Consiglio regionale di Lombardia e Lazio.

La caccia agli indecisi, che secondo i rilevamenti riservati ammontano a oltre 4 milioni, ha segnato ieri l’ultima giornata di campagna elettorale. Ad essi si è appellato soprattutto Matteo Renzi, mentre il centrodestra anche in questa giornata è apparso più impegnato nella competition interna. Luigi Di Maio fa mostra di sicurezza per attrarre gli elettori esitanti, dicendo che la partita è solo tra M5s e centrodestra. Per convincere gli indecisi Renzi ha puntato più al loro timore di ritrovarsi lunedì in mano “ai Mago Merlino”, cioè a Di Maio, al “partito dello Spread”, cioè Silvio Berlusconi, o ai “professionisti della paura” e quindi a Salvini.

“Chi ti promette la luna, di solito ti porta nel burrone” ha detto il premier Paolo Gentiloni attaccando chi vuole porre i “dazi” in Italia. I dati Istat che anche oggi confermano la ripresa economica, ha detto il premier, e spingono “a continuare il lavoro fatto e a non buttarlo” lanciandosi in “avventure”. Ha destato entusiasmo, sempre nell’ottica di convincere gli indecisi, la soluzione di una crisi Embraco da parte del ministro Calenda, evitando i 500 licenziamenti. Sia Gentiloni che Renzi hanno salutato positivamente l’esito. Renzi ha detto di puntare a che il Pd risulti il primo gruppo parlamentare ed anzi ha sostenuto che al Senato lo è già: “la partita è tra noi e M5s”.

Ciò consentirebbe ai dem di essere determinanti nella nascita del governo, e magari di aspirare ad esprimere il premier. Se poi in caso di sconfitta qualcuno pensa a sue dimissioni da segretario, sappia che lui resterà in sella sino a fine mandato, nel 2021. In ogni caso niente governo con “gli estremisti di M5s”: “meglio all’opposizione” Nel centrodestra Silvio Berlusconi ha incontrato Antonio Tajani, dopo il suo sì alla candidatura per Palazzo Chigi. “Lui è di casa in Europa – ha detto il Cav – questo significa che con Tajani avremo un premier che difende gli interessi italiani in Europa”. E soprattutto dal Ppe è arrivata la benedizione del presidente Josph Daul all’alleanza, unica in Europa, con due partiti della destra sovranista.

Ma Matteo Salvini non rinuncia alla competition perché sia la Lega ad essere il primo partito e lui il nome di tutto il centrodestra per Palazzo Chigi: “Chi vuole Tajani presidente del Consiglio vota FI, chi vuole Salvini vota Lega. Io i patti li mantengo…”. Il rammentare ancora una volta i patti tra Fi, Lega e Fdi indica un sospetto non sopito in Salvini, che cioè dopo le urne gli “azzurri” si sfilino. Diffidenza condivisa da Giorgia Meloni: “Mi fido di tutti e di nessuno” ha detto, sottolineando che se il centrodestra non avrà la maggioranza parlamentare che “costringa” Fi a far un governo con gli alleati, dietro l’angolo si profila “un governo dell’inciucio”. Sul fronte pentastellato Luigi Di Maio prevede che “il centrodestra non raggiungerà il 40%”, utile per raggiungere la maggioranza parlamentare, e quindi “la sera delle elezioni si sfalderà contribuendo al caos”. Parole che evidentemente non scommettono sul fatto che M5s raggiunga la maggioranza nelle due Camere; ma ciò non impedisce di essere sicuro che M5s risulti il primo partito grazie ai collegi uninominali nel Sud sui quali DI Maio ha vaticinato di fare “cappotto” agli avversari. Una forza dimostrata dal fatto di essere l’unico ad aver chiuso con una manifestazione in piazza unitaria, come nel 2013. Se M5s sarà il primo gruppo diverrà centrale al momento della nascita di un governo: “o questi signori vengono a parlare con noi per fare un governo o la prossima legislatura neanche parte”. “La legge elettorale – ha aggiunto – e’ stata fatta per mettere insieme FI e Renzi e fare il 51%dei seggi ma non ce l’hanno più”.

Il Movimento Cinque Stelle ha dato appuntamento ai suoi simpatizzanti a Roma, a Piazza del Popolo, dove sono intervenuti il candidato premier Luigi Di Maio, Beppe Grillo, Alessandro Di Battista, assieme alla sindaca Virginia Raggi e la candidata alla Regione Lazio, Roberta Lombardi. “Un decreto in tre punti: al primo dimezzeremo lo stipendio ai parlamentari della Repubblica, al secondo togliamo i vitalizi e al terzo disponiamo 30 miliardi di sprechi verso aiuti alle famiglie e ai pensionati”, ha detto Luigi di Maio annunciando dal palco di piazza del Popolo “il primo decreto legge del Consiglio dei ministri a 5 stelle. Questo decreto potrà essere approvato dal Cdm che ieri vi ho presentato se domenica ci darete la maggioranza”.

Il Pd ha scelto di non fare un unico grande evento ma di chiudere la campagna in “cento città”: “C’è una cosa sola di cui ci vergogniamo: ci vergogniamo di voi e del vostro linguaggio, cari 5 stelle”, ha detto il segretario del Pd Matteo Renzi, aprendo il suo comizio finale all’Obihall di Firenze, subito dopo aver ringraziato tutti i militanti presenti. “Oggi abbiamo visto una piazza per tre quarti vuota, e le piazze non si falsificano, non sono come bonifici; le piazze o le riempi o sono vuote”, ha aggiunto. E ancora: “Questo modo violento non fa male al Pd, fa male all’Italia. E noi non ci vergogniamo di essere del Pd, noi siamo orgogliosi di essere del Partito democratico”, ha detto Renzi. Un passaggio accolto da un lungo applauso, e questo nonostante “abbiano fatto di tutto per farci vergognare del Pd: scandali, prove false, finte notizie, violenze verbali e insulti. Anche gli attori del nostro spot sono stati insultati. Tutto questo fa male all’Italia, non non ci vergogniamo di essere del Pd”, ha concluso.

Liberi e Uguali ha chiuso la sua campagna a Palermo: sul palco Pietro Grasso, Pippo Civati, Nicola Fratoianni, Roberto Speranza, Rossella Muroni, Anna Falcone e Claudio Fava. “Noi siamo un argine alla destra”, ha detto Grasso nel comizio finale.  Piccolo colpo di scena alla chiusura della campagna elettorale di Laura Bordini, al Circolo Arci Corvetto di Milano, durante il quale ha ‘fatto irruzione’ il generale Antonio Pappalardo con l’intenzione di “arrestare” la leader di Leu. Come ha già cercato di fare con altri esponenti politici, Pappalardo, che era seduto in platea, si è alzato e ha cominciato a contestare la presidente della Camera. “Lei è donna delle istituzioni…”. Laura Boldrini a quel punto gli ha chiesto di non essere interrotta: “C’è sempre qualche mitomane che vuole attirare l’attenzione – ha detto Laura Boldrini una volta che l’ex generale era stato allontanato – Non ha ancora capito che cos’è la democrazia e pensa che sia legittimo interrompere in questo modo provocatorio. Non ha capito che qui non c’è trippa per gatti”. “Hanno paura i protofascisti – ha proseguito – Mettiti l’anima in pace, non mi fai paura”.

Berlusconi ha lanciato il suo ultimo appello in tv a Porta a Porta, nel salotto di Bruno Vespa dove hanno lanciato gli ultimi appelli anche Renzi e Di Maio.

Il segretario federale della Lega, Matteo Salvini, ha chiuso a Milano. “Bene, ci siamo: adesso – ha detto Matteo Salvini a Milano nell’Auditorium di Bonola a sostegno del candidato alla Regione Lombardia, Attilio Fontana – la gente scelga fra il futuro che è la Lega e il passato che è Renzi. È un referendum, Renzi da una parte e Salvini dall’altra”. Lo ha detto il segretario della Lega, Matteo Salvini, interpellato sulla fine della campagna elettorale, al suo arrivo all’evento di chiusura della campagna di Attilio Fontana per la presidenza della Lombardia. Secondo Salvini, “i 5 Stelle sono fuori partita”.

Giorgia Meloni (FdI) ha invece scelto Latina