#Risultati elezioni: fuori Orfini, Formigoni e D’Alema. Ripescati al proporzionale Franceschini, Minniti, Bersani e Boldrini

ELEZIONI MARZO 2018
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Fuori mezzo governo, compreso Franceschini nella sua Ferrara, che però rientra al proporzionale. Dentro Padoan e Lotti. C’è Emma Bonino. Espulsi pentastellati: vincono Cecconi, Caiata e Vitiello. In Parlamento Piera Aiello, la testimone di giustizia ‘senza volto’, con oltre il 50%. Battuti 5 ministri del “governo ombra” ma Fioramonti straccia Orfini. Torna in Parlamento Luigi Cesaro

Mezzo governo Gentiloni perde le sfide negli uninominali. I renziani se la cavano nelle roccaforti. Luigi Di Maio sfonda quota 60% nella sua Pomigliano d’Arco. Lorenzo Fioramonti, indicato come ministro dello Sviluppo economico di un eventuale governo M5s, straccia Matteo Orfini a Roma Torre Angela. Ma, nonostante l’exploit del Movimento, non ce la fanno altri cinque candidati ministri del “governo ombra” pentastellato: il deputato uscente Riccardo Fraccaro, scelto per i Rapporti con il Parlamento e democrazia diretta, l’aspirante ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, Domenico Fioravanti (possibile titolare dello Sport), Paola Giannetakis, indicata per gli Interni, e Alberto Bonisoli, scelto per i Beni culturali. Per il centrodestra esce di scena Roberto Formigoni. La mappa delle sfide testa a testa (qui quella complessiva) mette insieme risultati inattesi e decapita la leadership di diversi big di partito, non solo del Pd. Massimo D’Alema viene cancellato nel proprio seggio, battuto da Barbara Lezzi. Pietro Grasso e Laura Boldrini si salvano invece grazie al paracadute del proporzionale, così come il viceministro Teresa Bellanova che riesce a farsi eleggere in Emilia Romagna dopo la sconfitta all’uninominale. Tra gli esponenti della società civile più noti candidati dai dem ce la fa solo l’ex condirettore di Repubblica Tommaso Cerno, che sfrutta la ‘tenuta’ del partito a Milano. Dove Bruno Tabacci vince a mani basse nel collegio del centro città contro l’avvocatessa di Berlusconi Cristina Rossello, a dispetto del risultato deludente della sua lista +Europa.
Fuori Franceschini, Pinotti, Fedeli, De Vincenti
Oltre a Paolo Gentiloni che sfiora il 42%, vengono confermati anche alcuni dei più vicini al segretario Matteo Renzi (anche lui conquista il seggio uninominale), da Maria Elena Boschi a Luca Lotti, mentre non ce la fanno né la titolare della Difesa, Roberta Pinotti né il ministro dell’Interno Marco Minniti (poi ripescato al proporzionale), che arriva terzo a Pesaro dietro al pentastellato Andrea Cecconi al centro dello scandalo ‘Rimborsopoli’ e già allontanato dal M5s, e all’esponente del centrodestra Anna Maria Renzoni Bezzicherri. Tra i ‘bocciati’ nella sfida del maggioritario anche il ministro della Cultura Dario Franceschini, che perde nella sua Ferrara (e che però viene ripescato al proporzionale), e il ministro del Mezzogiorno Claudio De Vincenti, ‘catapultato’ a Sassuolo dopo la rinuncia di Gianni Cuperlo e arrivato solo terzo, così come la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli. Male anche la vice-ministra dello Sviluppo Economico, Teresa Bellanova, che aveva il compito di sfidare Massimo D’Alema a Nardò: entrambi sono andati lontanissimo dalla vittoria, conquistata dalla senatrice M5s Barbara Lezzi. “Parte della mia Terra era definita il granaio della destra. Un’altra parte, invece, era il feudo della sinistra. Ora è libera ed ha scelto il coraggio della buona politica. Testa bassa e molto lavoro”, ha commentato la parlamentare dopo la rielezione. Tra gli altri big del partito che hanno perso i testa a testa ci sono Matteo Orfini, sconfitto dall’esponente del centrodestra Barbara Mannucci, e Stefano Esposito a Torino. Il senatore dem ha annunciato: “La pratica di scaricare le responsabilità su altri non mi appartiene. Con queste elezioni si chiude il mio impegno politico a tempo pieno”.
Ci sono Boschi, Lotti e Padoan
Conquistano il seggio alla Camera nella sfida uninominale Beatrice Lorenzin a Modena e Graziano Delrio a Reggio Emilia. La spunta nel collegio di Siena anche il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che vince la sfida con l’economista della Lega, Claudio Borghi. Lontano dalla sua Toscana, Boschi si impone con il 41% dei voti, superando Michaela Biancofiore, che si ferma a poco più del 25%. Supera il 40% anche Lotti, candidato ad Empoli, e i dem sottolineano che “è l’esponente del Pd che ha preso più voti (in numeri assoluti, non in percentuali) nel suo collegio”: 64.252. Marianna Madia, capolista nel collegio di Roma2, ha il 37,6% quando sono state scrutinate 188 sezioni su 201. Tra gli alleati dem, dentro anche Emma Bonino: la leader di +Europa è in testa nel collegio Roma 1 con il 38,9% delle preferenze. Niente da fare per il turbo-renziano Andrea Marcucci, sconfitto a Lucca da Massimo Mallegni: il candidato del centrodestra ha raccolto il 38,7% delle preferenze contro il 26 per cento del dem.

Exploit di Di Maio. Battuti 5 ministri del “governo ombra” ma Fioramonti straccia Orfini
Senza problemi l’elezione nell’uninominale per Luigi di Maio: il candidato premier M5S è al 63,4 per cento contro il 20,3 di Vittorio Sgarbi nel collegio Camera di Acerra. Il candidato del centrodestra, che ha giocato tutta la campagna elettorale contro il leader pentastellato con toni aggressivi, ha commentato: “Quello non è un collegio: è un territorio di disperati che danno i voti a un personaggetto, a uno che non sa neanche guidare”. Tra i big del partito bene anche Roberto Fico, presidente uscente della commissione di Vigilanza Rai, eletto nel collegio uninominale Camera di Napoli 8 con il 57,57 per cento. Niente da fare in Lombardia per Gianluigi Paragone, uno dei volti noti candidati dal M5s: l’ex conduttore de La Gabbia è stato sconfitto da Massimo Candiani della Lega nel collegio di Varese.
Fuori anche Domenico Fioravanti: l’ex nuotatore e ministro dello Sport ‘designato’ ha raccolto il 29,1%, superato da Roberto Rosso del centrodestra. Tra gli altri indicati la settimana scorsa da Di Maio come potenziali ministri di un eventuale governo 5 Stelle restano fuori anche Paola Giannetakis, che nel collegio Perugia-Trasimeno ha preso il 25% ed è stata ampiamente battuta da Emanuele Prisco del centrodestra (35,3%) e da Giacomo Leonello Leonelli che correva per il centrosinistra (30,2%), e Alberto Bonisoli, indicato come ministro dei Beni culturali M5s. Candidato a Milano, ha preso il 13,8% ed è stato battuto con amplissimo margine da Bruno Tabacci (41,2%). La candidata di centrodestra Cristina Rossello ha preso il 37 per cento. In Trentino Riccardo Fraccaro è stato doppiato dal candidato leghista Maurizio Fugatti, che ha preso il 46,3%. A Firenze Novoli-Peretola il sottosegretario uscente Gabriele Toccafondi (centrosinistra) con il 43,2% sconfigge il Guardasigilli in pectore Alfonso Bonafede (19%).
In compenso ce la fanno sia l’aspirante ministro dello Sviluppo economico sia la docente indicata come possibile ministro degli Esteri: Lorenzo Fioramonti a Roma Torre Angela ha totalizzato il 36,5% delle preferenze, stracciando il presidente del Pd Matteo Orfini che si ferma al 20,7% e Emanuela Del Re nel collegio romano di Primavalle passa con il 34,1%, oltre un punto avanti rispetto al candidato leghista e superando di 10 punti Cristina Maltese del Pd. Nelle Marche il ‘ministro’ delle Infrastrutture M5s Mauro Coltorti vince il duello con il sindaco leghista del Comune terremotato di Visso, Giuliano Pazzaglini, diventato portavoce della protesta delle popolazioni colpite dal sisma per le lentezze nella consegna delle casette e nella ricostruzione. Il primo ha ottenuto 93.606 voti (33,07%), il secondo (che è stato in testa per buona parte della notte) 93.332 (32,97%).
Vince a Roma Fiumicino, invece, Emilio Carelli: l’ex direttore di Sky Tg24 raccoglie il 39 per cento delle preferenze, Domenico Menorello (centrodestra) e il candidato del Pd, Tobia Zevi, che lavora nello staff di Gentiloni. Vincenzo Spadafora, ex presidente di Unicef Italia e braccio destro di Di Maio, è stato eletto alla Camera con il 59,4% dei voti in Campania nel collegio di Casoria. A Genova Roberto Traverso vince con il 35,5% battendo e il sindacalista ex dem Sergio Cofferati si ferma al 5,4%. A Guidonia Montecelio, in provincia di Roma, il candidato M5s Sebastiano Cubeddu ha battuto per soli 19 voti (55.360 contro 55.341) l’esponente della Lega Barbara Saltamartini, ex vicepresidente dei deputati della Lega-Salvini premier. A Laterina Pergine Valdarno (Arezzo), il comune della Boschi, il M5s si laurea primo partito con una percentuale intorno al 30% fra Camera e Senato. Marco Donati (Pd) col 29,8% è terzo nell’uninominale alla Camera, superato da Felice Maurizio d’Ettorre per il centrodestra (31,3%) e da Lucio Bianchi (M5s, 30,8%). Al Senato, Tiziana Nisini per il centrodestra col 31,3% batte il viceministro uscente Riccardo Nencini (30,6%). Nel collegio Pescara-Chieti l’ex direttore del Centro Primo Di Nicola batte la candidata di centrodestra candidato M5S.
Danilo Toninelli, invece, è stato battuto per oltre 26 punti dalla candidata del centrodestra Daniela Santanché nel collegio di Cremona. La Iena Dino Giarrusso, candidato al Gianicolense, ha perso contro Riccardo Magi di +Europa che passa alla Camera con poco più del 32% battendo la candidata di centrodestra Olimpia Tarzia, presidente nazionale del Comitato per la Famiglia. Il capitano Gregorio De Falco per l’uninominale del Senato a Piombino è stato battuto da Silvia Velo, sottosegretario uscente del Pd, che ha ottenuto il 33,9%, ma è stato anche lui ripescato al proporzionale.
Grasso, D’Alema e Boldrini cancellati nei collegi uninominali
La debacle dei big riguarda anche Liberi e Uguali: l’ex procuratore capo di Palermo e della Dna e presidente uscente del Senato Pietro Grasso si ferma al 5,81 a Palermo, Massimo D’Alema al 3,9 nel suo Salento. Stop alla Camera per Laura Boldrini, al 4,60 a Milano centro, e per Pier Luigi Bersani, al 4 % a Verona, ripescato al proporzionale. Il presidente uscente del Senato arriva solo quarto, come la presidentessa della Camera che si piazza alle spalle di a Bruno Tabacci, Cristina Rossello e Bonisoli.
I vip del Pd: ce la fa solo Cerno
Senza eletti probabilmente nel proporzionale per il mancato raggiungimento del 3 per cento, la lista +Europa riesce comunque a portare al Senato Emma Bonino, che nel collegio senatoriale di Roma 1 ottiene il 38,91 per cento battendo il candidato del centrodestra Federico Iadicicco (Fdi), impegnato sul fronte ‘pro-life’, fermo al 32. Sempre nella capitale, nel collegio Camera di Roma 10, passa Magi con poco più del 32% battendo la candidata di centrodestra Olimpia Tarzia, presidente nazionale del Comitato per la Famiglia nato in occasione della preparazione del primo Family Day. Per entrambi gli esponenti radicali una vittoria su due competitor con forte caratterizzazione cattolica. Sconfitta invece per il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, che nel collegio Camera di Prato si ferma al 33 per cento, battuto da Giorgio Silli, esponente di Forza Italia, schierato sui temi dell’immigrazione, che arriva al 34,59. Infine vittoria per Tabacci nel collegio di Milano centro con il 41,23, battendo la legale di Berlusconi Cristina Rossello.
Espulsi M5s: eletti il massone Vitiello e Caiata in Basilicata
Oltre a Cecconi a Pesaro, sono stati eletti nell’uninominale anche Catello Vitiello e Salvatore Caiata. Il massone in sonno, candidato in Basilicata, ha raccolto il 46,6% delle preferenze e ha già annunciato che si iscriverà al Gruppo Misto. Il presidente del Potenza Calcio supera l’esponente di centrodestra Nicola Benedetto e Guido Viceconte, ex sottosegretario del governo Berlusconi e ora esponente dem. Non ce la fanno invece Piero Landi a Lucca, Bruno Azzerboni in Calabria e David Zanforlini a Ravenna. Nel proporzionale, dovrebbero assicurarsi un seggio Antonio Tasso, il candidato finito fuori dal Movimento per un vecchio caso di cd taroccati, ed Emanuele Dessì, uno dei candidati più controversi finito sotto accusa, tra le altre cose, per la casa popolare pagata a un canone mensile di 7 euro. Dentro anche il senatore Maurizio Buccarella, tra i volti più noti tra quelli coinvolti. “Sto aspettando di sapere se l’ufficio elettorale prenderà in considerazione la mia rinuncia alla proclamazione”, ha spiegato lui all’agenzia Lapresse.
I testimoni di giustizia M5s: sì Aiello, no Masciari

Restando al Movimento Cinque Stelle, ce l’ha fatta in Sicilia la candidata senza volto, che ha dovuto tenere nascosto perché testimone di giustizia nella terra dell’ultimo padrino di mafia latitante, Matteo Messina Denaro. Nel collegio uninominale di Marsala, Piera Aiello ha stravinto con oltre il 51% distaccando di 20 punti Tiziana Pugliese di Forza Italia e l’uscente Pamela Orrù del centro sinistra ferma al 13,5. La neo-parlamentare ha vissuto così per 26 anni, immersa nell’anonimato in una località segreta. Ora potrà mostrarsi in Parlamento ma con tutte le cautele del caso. La storia di Piera Aiello, vedova del figlio di un boss e cognata della collaboratrice Rita Atria morta suicida, è quella di una donna che si è ribellata alla mafia denunciandone traffici, affari e delitti. Niente da fare, invece, per l’imprenditore Piero Masciari, che denunciò la ‘ndrangheta: nel collegio di Settimo Torinese, è stato battuto da Maria Virginia Tiraboschi del centrodestra.

I bocciati all’uninominale ripescati nei collegi plurinominali

Tra i ripescati non ci sono soltanto Bersani, Boldrini, Franceschini e Minniti. Sandra Lonardo, moglie di Clemente Mastella, è stata sconfitta all’uninominale nel suo comune, Ceppaloni, dalla candidata del M5S Danila De Lucia. Ma nei collegi plurinominali del Senato conquista il seggio sia a Benevento sia a Napoli, dove era seconda nella lista di Forza Italia. Anche Grasso, perdente all’uninominale, si aggiudica un nuovo seggio al Senato grazie al paracadute del proporzionale. Sempre in Sicilia scattano per Leu Guglielmo Epifani e Erasmo Palazzotto. Anche i candidati ministri alla Giustizia e ai Rapporti con il Parlamento del M5S, Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro, si salvano grazie al listino bloccato del proporzionale così come, per il Pd, Lucia Annibali, sconfitta nell’uninominale a Parma. Per il centrodestra passa Adriano Galliani, capolista nel proporzionale del collegio Lombardia 3 per il Senato, visto che la coalizione è prima con oltre il 52 per cento.
Torna in Parlamento, riconfermato al Senato, Luigi Cesaro. L’esponente forzista è stato raggiunto da un avviso di garanzia per voto di scambio poco prima della presentazione delle liste, ma il partito l’ha candidato lo stesso come capolista nel collegio di Salerno in nome del garantismo. Ritorno a Palazzo Madama anche per Umberto Bossi, capolista della Lega nel collegio plurinominale Lombardia 3, che dopo una prima legislatura da senatore a fine anni Ottanta ne ha fatte sette alla Camera.
Per quanto riguarda il centrodestra, Roberto Formigoni non ce l’ha fatta a tornare in Parlamento. L’ex governatore della Lombardia ed ormai ex senatore era candidato nel plurinominale a Milano, Monza-Brianza e Bergamo-Brescia, per Noi con l’Italia (Nci), che non ha raggiunto la soglia del 3%.