#Cosa c’è dietro il rialzo dello spread

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L’economista Antonio Maria Rinaldi, braccio destro del prof. Savona: “La sovranità appartiene al popolo, non ai mercati”

ra da qualche anno che gli italiani non provavano il brivido di viaggiare sull’otto volante dello spread. Sette anni fa qualcuno ne interpretò il rialzo come una rappresaglia dei mercati contro il governo Berlusconi, oggi come un’incursione per evitare la formazione di un governo Lega-M5s. Lo spread sarebbe dunque un’arma dell’alta finanza usata per sopprimere la sovranità nazionale? In Terris lo ha chiesto al prof. Antonio Maria Rinaldi, economista, docente universitario, anima del blog Scenarieconomici.it. Ma soprattutto il prof. Rinaldi è il “braccio destro” (per usare un’espressione diffusa dalla stampa) del prof. Paolo Savona, l’uomo che Salvini e Di Maio avrebbero voluto al Ministero dell’Economia ma sul quale è stato posto il veto del presidente Mattarella.

Prof. Rinaldi, nella nomina dei ministri, il Presidente della Repubblica deve guardare anche ai mercati?
“Lascio al Presidente della Repubblica le sue valutazioni, per quanto mi riguarda lo sguardo l’avrei soprattutto nei confronti delle esigenze del popolo italiano”.

Il calo della borsa e l’aumento dello spread non rispondono alle esigenze del popolo italiano…
“Se è vero che la possibile nascita di un governo giallo-verde aveva fatto salire lo spread sopra i 200 punti, è anche vero che l’incarico a Cottarelli non ha arrestato questo rialzo, anzi”.

Non lo ha arrestato, forse, perché i sondaggi continuavano a premiare Lega e M5s?
“A mio avviso i mercati non hanno gradito il comportamento irrituale da parte delle istituzioni, di affidare il governo a una persona che non avrebbe ottenuto la fiducia in Parlamento. Non rispettare il risultato elettorale del 4 marzo crea una lacerazione nel Paese. C’è poi un fattore tecnico, indipendente dall’evolversi politico, a determinare le dinamiche dello spread”.

Quale?
“Lo spread è in funzione del cosiddetto Qe, il quantitative easing, l’operazione di stimolo monetario intrapresa dalla Bce. Se non fosse stato per questa azione provvidenziale calmieratrice di Mario Draghi, andando anche contro la volontà della Bundesbank, lo spread avrebbe raggiunto quote altissime già durante i governi Renzi e Gentiloni”.

Dunque il rialzo dello spread non ha alcuna causa politica?
“Io mi limito a fare valutazioni tecniche, da economista. Certo è che il 28 maggio è uscita un’agenzia di Radiocor la quale spiega che la settimana scorsa gli acquisti di titoli da parte della Bce sono scesi da 5,3 a 3,8miliardi, riducendosi così del 28%. In questo modo è stata scaricata ulteriore tensione sul mercato. Ora, una Banca centrale avrebbe dovuto agire per ridurre, non per incrementare le tensioni sui titoli dei Paesi membri. È un fatto incomprensibile”.

Una chiave per comprendere questo fatto potrebbe essere la dichiarazione del commissario Ue al Bilancio Gunther Oettinger?
“Quella dichiarazione è scandalosa. È la maggiore pubblicità anti-Euro ed anti-Europa che fosse possibile realizzare. Mi meraviglio che una persona dal profilo così alto, un commissario europeo, potesse non considerare gli effetti controproducenti di una tale uscita. Mi preoccupa, da italiano, che siamo governati in Europa da personaggi di questo tipo”.

Hanno avuto minore eco le dichiarazioni, sulla stessa linea, dell’ex ambasciatore Usa presso l’Ue, Anthony Luzzatto Gardner: “Gli italiani possono lamentarsi, ma i mercati assumono decisioni. Le politiche economiche irresponsabili vengono punite”. Che ne pensa?
“Io rispondo che le politiche economiche scriteriate vengono punite dagli elettori. Secoli di storia insegnano non che il mercato è sovrano, bensì che lo è il popolo. Chi compie azioni contro l’interesse del popolo, fa sempre una brutta fine”.

Vorrebbe dire che le politiche economiche dell’Italia negli ultimi anni sono state scriteriate?
“Esattamente. Perché si è voluta perseguire soltanto l’austerity, in modo cieco, a nocumento della spesa pubblica e dunque delle necessità concrete dei cittadini. Se si fosse pensato anche alla crescita, senza mortificare i diritti sociali e i risparmi, tutelati per altro dall’art. 47 della Costituzione, i risultati del 4 marzo sarebbero forse stati diversi. Gli italiani non sono stupidi, tutt’altro. Quando hanno la possibilità di poter manifestare la propria insofferenza, lo fanno”.

Il voto di protesta rischia però di essere sterile. Il contratto di governo Lega-M5s avrebbe le coperture finanziarie?
“Le rigide politiche di austerity del governo Monti hanno creato un buco nei conti pubblici di 148miliardi di debito, in soli 17 mesi. Quel precedente dovrebbe suggerire che sarebbe il caso di cambiare il paradigma finora adottato, cioè abbandonare l’austerity a favore di politiche espansive. Il contratto cui lei fa riferimento ha questo intento e scommette sulla crescita del Pil e sulla capacità degli italiani di avere risorse per aumentare i consumi interni. Non bisogna essere economisti per capire che rilanciando i consumi si rimette in moto, oltre al Pil, anche il gettito fiscale determinato dall’aumento degli scambi”.

Di questi temi se ne sarebbe occupato il suo amico Savona, se non fosse stato posto su di lui (salvo ripensamenti) il veto del presidente Mattarella…
“Le assicuro che c’è un’infinita stima tra il presidente Mattarella e il prof. Savona, le illazioni che ho letto in questi giorni sono del tutto sbagliate. Fatta questa premessa, ritengo che Mattarella sia stato malconsigliato dalle persone a lui vicine, le quali non hanno saputo rappresentare bene il pensiero del prof. Savona sull’Europa e sull’Euro. Lui ha sempre sostenuto la necessità di modificare le regole per potenziare l’Europa, non per affossarla”.

Come è stato possibile che nemmeno il comunicato rassicurante diramato dallo stesso Savona – per altro attraverso il suo blog Scenarieconomici.it – sia riuscito a rassicurare il Quirinale?
“Non deve chiederlo a me. Evidentemente c’era un veto pregiudiziale nei suoi confronti”.

Quali modifiche delle regole dell’Unione europea avrebbe chiesto Savona ministro dell’Economia?
“Avrebbe chiesto di ribaltare la visione che si è avuta finora. Il progetto che ha portato la Cee a diventare Ue, è stato calato dall’alto, ci si è affidati a meccanismi automatici. Tutto ciò ha depotenziato la politica, ha sottratto sovranità agli Stati nazionali. E invece il ruolo politico è fondamentale, per rettificare ed intervenire quando necessario. È così che si è rimasti inermi di fronte ai parametri, ai regolamenti, alle imposizioni, anche quando ledevano gli interessi nazionali e si sfociava nella crisi. La somma delle sovranità nazionali è un potenziamento dell’Unione: è ora che a Bruxelles se ne rendano conto. Chi si proclama europeista con la volontà di mantenere questo status quo, di fatto sta decretando la fine dell’Ue, perché così non si può andare avanti, la situazione non può che precipitare”.

In queste ore torna a parlarsi di un governo politico. In un’eventuale alleanza Lega-M5s, anche lei potrebbe avere qualche incarico?
“Per mia espressa richiesta, non avrò nessun ruolo”.

Il dialogo aperto tra Lega e M5S potrebbe portare a un’alleanza elettorale?
“È un’ipotesi gettonata, credo che le due forze politiche la stiano valutando, ma non so dirle nulla di più preciso perché non partecipo agli incontri tra i leader. Sento però l’umore degli italiani e credo che a loro non dispiacerebbe affatto”.

Senza paura dello spread quindi…
“Senza paura di dare attuazione all’art. 1 della Costituzione: l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. È ora di rilanciare l’economia reale, garantendo la dignità del lavoro agli italiani. E poi lo stesso articolo dice che la sovranità appartiene al popolo, non ai mercati”.